Una giornata difficile: il caso Baffisti
Una giornata difficile: il caso Battisti
 
Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo. Incedere lento di una musica di sottofondo a scandire un’atmosfera di grande pathos. La camera corre sui visi e le divise di agenti in attesa. Arriva un auto scura. Un uomo scende dalla vettura con fare grave. Un aereo atterra. Dalla scaletta scende un uomo circondato da agenti. Da un palchetto con i microfoni l’uomo serio annuncia a uno stuolo di giornalisti e operatori in attesa che “X andrà in carcere, dove sconterà la pena dell’ergastolo”. La camera torna a seguire l’uomo sceso dall’aereo, che ora, attorniato da agenti, percorre dei corridoi. Imprime i polpastrelli per l’identificazione di rito. Viene fisicamente consegnato da due agenti della Polizia di Stato a due loro colleghi della Polizia Penitenziaria. Gli agenti sembrano posare per una foto. I movimenti sono evidentemente rivolti a consentire alle telecamere di catturare ogni singolo momento dell’esibizione solenne, mentre la musica di sottofondo cresce d’intensità. Ora l’uomo cammina affiancato da due agenti che lo tengono sottobraccio. I polsi all’altezza dell’addome coperti da un pietoso cappotto, sale su di un’auto, poi su di un’aereo che infine decolla. Non è la scena di una fiction, ma il video postato sul profilo Facebook del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede per documentare l’arrivo in Italia di Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per diversi omicidi, catturato in Bolivia dopo una latitanza durata trentasette anni. Naturalmente, non s’intende discutere sulle modalità con le quali il Governo ha ritenuto di manifestare il proprio giustificato compiacimento, per aver raggiunto l’importante obbiettivo di dare inizio all’esecuzione di sentenze di condanna, comminate per reati gravissimi e divenute definitive da tempo. Lascia senza parole, invece, che il Ministro della Giustizia, l’autorità alla quale fa capo l’amministrazione della pena nella Repubblica Italiana, trasformi la cattura e la traduzione di un condannato in uno show celebrativo da diffondere via web per scopi propagandistici, come in un’edizione 2.0 dei film dell’Istituto Luce. Sgomenta l’esibizione della persona di un condannato come uno scalpo o un trofeo da agitare al pubblico proprio da parte di chi ha la responsabilità, per legge ed investitura popolare, di garantire che negli Istituti di detenzione italiani la pena venga somministrata conformemente con i principi costituzionali. Tra l’altro, il Ministro, che nella sua vita precedente era abilitato a difendere i diritti dei cittadini innanzi alla legge e che dispone della consulenza di fior di magistrati nel proprio Ufficio, non può non sapere che l’art. 114 co. 6 bis del codice di procedura penale vieta la pubblicazione dell’immagine di una persona privata della libertà mentre si trova sottoposta all’uso di manette o di altro mezzo di coercizione fisica. Neppure, un Ministro della Giustizia della Repubblica Italiana può ignorare che l’art. 42 bis dell’Ordinamento Penitenziario prevede che nelle traduzioni dei detenuti siano adottate “le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità”. Lo spettacolo indecente dell’esposizione dell’uomo in catene era fino ad oggi appartenuto al mondo dei media, nel colpevole silenzio di chi dovrebbe tutelare la dignità dei propri simili sottoposti alla pena. Ieri invece, quello stesso spettacolo è stato organizzato e diffuso dal garante politico del rispetto dei principi previsti dall’art. 27 della Costituzione, in violazione di precise disposizioni di legge, di ogni senso di umanità e di buon gusto. Il che (non è neppure il caso di dirlo) trascende qualsiasi considerazione sulle responsabilità, gravi e scolpite nelle sentenze di condanna, di chi è stato oggetto di questa triste messinscena. Ecco, per parafrasare il grottesco titolo con cui l’ufficio stampa del Ministro ha inteso battezzare il video, di scene come queste sarebbe bello potersene dimenticare il prima possibile… Avv. Alfonso Tatarano Consigliere de Il Carcere Possibile Onlus