La CEDU sotto attacco dai giustizialisti di turno- il Caso Provenzano-
La CEDU sotto attacco dai giustizialisti di turno - Il Caso Provenzano-
 
LA CEDU SOTTO ATTACCO DAI GIUSTIZIALISTI DI TURNO - IL CASO PROVENZANO- La condanna della Corte Edu all’Italia per aver inutilmente prorogato il trattamento penitenziario previsto dall’art. 41 bis dell’o.p. al boss della mafia Bernardo Provenzano, era una condanna, tutto sommato, prevedibile! La Corte Edu semplicemente rispetta la ratio dell’art. 41 bis o.p. che prevede la possibilità di sospendere il trattamento penitenziario ordinario ed applicare il “c.d regime duro” quando vi sia la possibilità che il detenuto mantenga contatti con l’associazione criminale nonostante la detenzione. E’ quindi evidente che un detenuto con un grave deterioramento cognitivo, incapace di parlare e quindi di comunicare i suoi pensieri, in verità improbabili nel caso Provenzano in ragione del deficit cognitivo documentato, è un detenuto che non necessita del regime di cui all’art. 41 bis l.p.. Non potendo pensare, parlare, scrivere e neanche mangiare in modo autonomo, il detenuto Provenzano non aveva alcuna possibilità di avere comunicazioni con l’esterno, indipendentemente dal regime differenziato. E’ altresì evidente che, all’epoca della proroga del regime del 41 bis, mancava l’elemento necessario per adottarla. Il Ministero, conseguentemente, non avrebbe dovuto chiedere la proroga del regime differenziato ed il Tribunale di Sorveglianza non avrebbe dovuto assecondare le burocratiche e politicamente necessarie richieste del Guardasigilli. Tutto qui: la sentenza della Corte Europea applica i principi, rispetta le regole generali, compie un’operazione scientifica. Caino, però, scatena sempre il panico, lo sdegno più profondo, il popolo lo vuole morto, anche dopo morto, la politica, poi, vuole il consenso del popolo a tutti i costi anche a costo della violazione di legge! La verità è che Il popolo deve capire (da solo perché non c’è chi glielo spiega e forse neanche chi glielo può spiegare) che il rispetto della regola, valida per tutti, anche per Caino, è la forza dello Stato, è ciò che garantisce il riconoscimento dei diritti di ognuno, anche di Abele. E’ lo Stato di diritto, non diamolo mai per scontato! Se cediamo, se consentiamo che non si rispettino le regole solo perché, in fin dei conti, il mancato rispetto sfavorisce il nemico, il cattivo, quello che comunque deve soffrire, stiamo preparando il terreno per legittimare ogni abuso, ogni violazione, ogni sopruso, nei confronti di chiunque. Il prossimo abusato sarai tu, popolo!! Avv. Elena Cimmino Vice Presidente de il Carcere Possibile Onlus